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Arrivederci alla XVII edizione del
New Conversations Vicenza Jazz
Alla Fiera dell’est: da Marco Polo a Thelonious Monk
4-12 maggio 2012
SABATO 10 dicembre 2011
Teatro Comunale di Vicenza, ore 20.45
STEFANO BOLLANI MEETS BUSTER KEATON
The General. Come vinsi la guerra
Proiezione del film muto di Buster Keaton con l'esecuzione delle musiche dal vivo
L'appuntamento invernale con "Vicenza Jazz" porta quest'anno a un piccolo evento: un recital pianistico di Stefano Bollani che, sabato 10 dicembre, al Teatro Comunale di Vicenza, eseguirà dal vivo la colonna sonora di "Come vinsi la guerra", muto di Buster Keaton. L'organizzazione è dell'assessorato alla cultura del Comune di Vicenza, in collaborazione con l'associazione Ida Onlus alla quale - grazie alla sensibilità dell'artista - tutto l'incasso sarà devoluto, in particolare a favore del “Progetto Cambogia”, a sostegno di una scuola-laboratorio e di una casa famiglia per ragazzi e bambini di strada.
Per questo concerto - sostenuto anche da Unicredit oltre che, come Vicenza Jazz, da Trivellato e Aim - da martedì 15 novembre si potranno acquistare i biglietti in prevendita al costo di 25 euro + d.p. (intero), 20 euro + d.p. (ridotto, under 25 e over 65), mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino ai 12 anni. La prevendita è attiva alla biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (0444 324442, biglietteria@tcvi.it) con i seguenti orari: dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 18.30; martedì e giovedì anche dalle 10.30 alle 13; on line al sito www.tcvi.it e agli Sportelli della Banca Popolare di Vicenza.
Fra i molteplici elementi che connotano la personalità musicale di Stefano Bollani, c’è una particolare predilezione per la rivisitazione - in modo ovviamente personale, oltre che attuale - di epoche e atmosfere del passato. Con Stefano Bollani meets Buster Keaton si ha la possibilità di godere di un suggestivo tuffo nel passato: riprendendo la consuetudine d’inizio del secolo di accompagnare in sala la proiezione dei film muti, la musica del pianoforte di Stefano Bollani sarà la colonna sonora dal vivo delle immagini di Come vinsi la guerra (The General ) di Buster Keaton, raro caso di film comico che si rivela anche un trascinante racconto d’avventura, in cui la commedia convive con il sentimento.
In Come vinsi la guerra si capisce subito che due sono le cose importanti nella vita di Johnny Gray (interpretato dallo stesso Buster Keaton): la locomotiva ( The General ) e la fidanzata ( Annabelle ). I guai cominciano con l'arrivo della guerra di Secessione, sia perché Johnny non riesce ad arruolarsi nel suo esercito (quello sudista), provocando così lo sdegno della famiglia di Annabelle, sia perché l'esercito nordista decide di rubare "Il Generale", ovvero la sua locomotiva (fra l'altro con Annabelle a bordo), per sferrare l'attacco decisivo. A Johnny non resta altro che cercare di sottrarla dalle mani nemiche, anche a costo di lottare da solo...
INFO E PREVENDITE
Prezzi dei biglietti
intero: 25 euro + 3 euro d.p.
ridotto: 20 euro + 2 euro d.p. (valido per under 25, over 65)
gratis bambini fino ai 12 anni
Prevendite
- Biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (viale Mazzini 39, 0444 324442) dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 18.30; martedì e giovedì anche dalle 10.30 alle 13
- online al sito www.tcvi.it
- filiali della Banca Popolare di Vicenza
Informazioni
Ufficio Festival Jazz
Assessorato alla Cultura - Comune di Vicenza
0444 221541, infocultura@comune.vicenza.it
www.comune.vicenza.it
Associazione Ida Onlus
info@idaonlus.org
www.idaonlus.org
di Riccardo Brazzale
Il 24 maggio 2002 il Giornale di Vicenza titolava “Monk at Canneti Hall”. Era il concerto - trasmesso in diretta da Radio Tre Rai - con cui l’Electric BeBop Band di Paul Motian (corroborata dai fiati della Lydian Sound Orchestra) tornava ad eseguire lo storico programma “Monk at Town Hall”, a oltre quarant’anni dalla “prima” e a vent’anni dalla morte di Thelonious Monk. Era un’edizione davvero speciale di “Vicenza Jazz”, piena di artisti grandissimi, ma fra essi Paul Motian era un personaggio particolare, un amico prima ancora che un grande musicista e al nostro festival era oramai legato da un rapporto di affetto. Era il quarto anno consecutivo che Motian partecipava al festival e, alla fine del concerto al Canneti, l’allora assessore alla cultura Mario Bagnara consegnava a Motian una targa che conferiva al batterista americano il titolo di artist in residence.
Lo avevamo invitato per la prima volta nel ’99 per a un progetto speciale dedicato a Ellington, propostoci da Pietro Tonolo. Quel concerto all’Olimpico si rivelò fra l’altro una fortuna per Tonolo che Motian apprezzò talmente da chiamarlo poi a far parte della sua band per i successivi sei anni, fino a quando, per motivi di salute, Motian cessò totalmente di viaggiare in aereo e quindi di venire in Europa.
Nel 2000 tornò per prendere parte ad un altro progetto speciale (col bassista Gary Peacock), dedicato quella volta a Bill Evans, del quale era stato lo storico batterista oltre quarant’anni prima. Quindi nel 2001 ci convinse a dargli spazio con un anomalo duo chitarra-batteria (salvo poi ricevere come ospite il sax di Lee Konitz, per una “Round Midnight” fuoriprogramma, passata ben presto agli annali).
Tutti i grandi pianisti della storia di questa musica lo avevano voluto nei loro gruppi, da Lennie Tristano a Bill Evans (con cui ha totalmente cambiato il modo di intendere il “piano jazz trio”), da Paul Bley a Keith Jarrett (col quale, negli anni ’70, ha dato vita all’indimenticabile american quartet). Fino a quando ha deciso di mettersi in proprio e lasciare la sua impronta come forse nessun altro nel jazz degli ultimi trent’anni, con quel trio “senza basso”, assieme alla chitarra di Frisell e al sax tenore di Lovano, per dar vita a un interplay unico, a quell’impareggiabile comunione di intenti musicali che si esplicita nell’atto dell’improvvisare.
Non viaggiava in aereo più da anni, dopo l’operazione al cuore e gli effetti delle sindromi mielodisplasiche, sommate ai timori dovuti al post-11 settembre. Ma ha sempre suonato. Per lui la musica era una questione di magico interplay, quello che si sente sin dall’impareggiabile “Autumn Leaves” del Vanguard Trio di Bill Evans.
Noi lo ricordiamo anche con la macchinetta fotografica e la borsa della spesa, qua e là per il centro storico. Io ne rammento il sorriso di approvazione cui si lasciò andare dopo le prima note di “Thelonious”, durante la sessione di prove nella bottega di Jacolino: fu molto più che una pacca sulla spalla per spronarmi a continuare.
SABATO 10 dicembre 2011
Teatro Comunale di Vicenza, ore 20.45
STEFANO BOLLANI MEETS BUSTER KEATON
The General. Come vinsi la guerra
Proiezione del film muto di Buster Keaton con l'esecuzione delle musiche dal vivo
L'appuntamento invernale con "Vicenza Jazz" porta quest'anno a un piccolo evento: un recital pianistico di Stefano Bollani che, sabato 10 dicembre, al Teatro Comunale di Vicenza, eseguirà dal vivo la colonna sonora di "Come vinsi la guerra", muto di Buster Keaton. L'organizzazione è dell'assessorato alla cultura del Comune di Vicenza, in collaborazione con l'associazione Ida Onlus alla quale - grazie alla sensibilità dell'artista - tutto l'incasso sarà devoluto, in particolare a favore del “Progetto Cambogia”, a sostegno di una scuola-laboratorio e di una casa famiglia per ragazzi e bambini di strada.
Per questo concerto - sostenuto anche da Unicredit oltre che, come Vicenza Jazz, da Trivellato e Aim - da martedì 15 novembre si potranno acquistare i biglietti in prevendita al costo di 25 euro + d.p. (intero), 20 euro + d.p. (ridotto, under 25 e over 65), mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino ai 12 anni. La prevendita è attiva alla biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (0444 324442, biglietteria@tcvi.it) con i seguenti orari: dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 18.30; martedì e giovedì anche dalle 10.30 alle 13; on line al sito www.tcvi.it e agli Sportelli della Banca Popolare di Vicenza.
Fra i molteplici elementi che connotano la personalità musicale di Stefano Bollani, c’è una particolare predilezione per la rivisitazione - in modo ovviamente personale, oltre che attuale - di epoche e atmosfere del passato. Con Stefano Bollani meets Buster Keaton si ha la possibilità di godere di un suggestivo tuffo nel passato: riprendendo la consuetudine d’inizio del secolo di accompagnare in sala la proiezione dei film muti, la musica del pianoforte di Stefano Bollani sarà la colonna sonora dal vivo delle immagini di Come vinsi la guerra (The General ) di Buster Keaton, raro caso di film comico che si rivela anche un trascinante racconto d’avventura, in cui la commedia convive con il sentimento.
In Come vinsi la guerra si capisce subito che due sono le cose importanti nella vita di Johnny Gray (interpretato dallo stesso Buster Keaton): la locomotiva ( The General ) e la fidanzata ( Annabelle ). I guai cominciano con l'arrivo della guerra di Secessione, sia perché Johnny non riesce ad arruolarsi nel suo esercito (quello sudista), provocando così lo sdegno della famiglia di Annabelle, sia perché l'esercito nordista decide di rubare "Il Generale", ovvero la sua locomotiva (fra l'altro con Annabelle a bordo), per sferrare l'attacco decisivo. A Johnny non resta altro che cercare di sottrarla dalle mani nemiche, anche a costo di lottare da solo...
INFO E PREVENDITE
Prezzi dei biglietti
intero: 25 euro + 3 euro d.p.
ridotto: 20 euro + 2 euro d.p. (valido per under 25, over 65)
gratis bambini fino ai 12 anni
Prevendite
- Biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (viale Mazzini 39, 0444 324442) dal martedì al sabato dalle 15.30 alle 18.30; martedì e giovedì anche dalle 10.30 alle 13
- online al sito www.tcvi.it
- filiali della Banca Popolare di Vicenza
Informazioni
Ufficio Festival Jazz
Assessorato alla Cultura - Comune di Vicenza
0444 221541, infocultura@comune.vicenza.it
www.comune.vicenza.it
Associazione Ida Onlus
info@idaonlus.org
www.idaonlus.org
Mercoledì 18 maggio ai chiostri di Santa Corona, a cura del Panic Jazz Cafè Trivellato, va in scena l’atto conclusivo della fortunata sedicesima edizione del New Conversations – Vicenza Jazz, un’edizione segnata da riscontri più che positivi e che offre con questo epilogo un ulteriore evento di alta caratura, insistendo peraltro ancora una volta sul tema del Jazz newyorkese. A partire dalle 21.30 potremo infatti assistere all’esibizione del quartetto “James Farm”, che comprende l’astro del sassofono Joshua Redman.
James Farm è una formazione che raccoglie alcuni dei nomi più prestigiosi del jazz contemporaneo: oltre lo stesso Redman al sax tenore troviamo infatti Aaron Parks al piano, Matt Penman al contrabbasso ed Eric Harland alla batteria. Le strade dei quattro musicisti si erano già incrociate più volte nel recente passato: Redman, Harland e Penman suonano già insieme nel San Francisco Jazz Collective, Aaron Parks ha poi voluto la stessa ritmica per il suo CD “Invisible Cinema”. Ecco che dal 2009 cominciano ad esibirsi con questa formazione in occasione di alcuni festival internazionali; questo collettivo ha però solo da poco inciso il primo cd, che si intitola per l’appunto “James Farm” e che sta ora promuovendo con un tour mondiale.
In questa formazione certo il nome più noto è quello di Joshua Redman (Berkley, 1969), che fin dagli anni ottanta si è imposto per un fraseggio moderno ma sempre logico e di spiccato senso melodico, arrivando a collaborare con artisti come Ray Brown, Dave Brubeck, Chick Corea, Jack DeJohnette, Bill Frisell, Charlie Haden, Herbie Hancock, Milt Jackson, Elvin Jones, Quincy Jones, (ma non alieno anche a connubi con artisti classici e rock, un nome per tutti: i Rolling Stones). Molti i dischi a suo nome in cui troviamo sideman di lusso come Pat Metheny e Brad Mehldau. Matt Penman ed Eric Harland sono poi due nomi che si sono imposti grazie a collaborazioni prestigiose. Originario di Auckland (Nuova Zelanda) il primo, arriva negli Stati Uniti nel 1994 (grazie ad una borsa di studio per la Berklee). Presto si trasferisce a New York dove comincia la carriera da professionista. Ha suonato con Kurt Rosenwinkel, Kenny Werner, Brad Mehldau, Chris Cheek, Brian Blade, Seamus Blake, Mark Turner. Il secondo è invece di Houston (Texas). Si fa notare già durante i corsi alla Manhattan School of Music ed ha così cominciato a registrare (sono già una cinquantina i CD in cui compare il suo nome) con Terence Blanchard, McCoy Tyner, Charles Lloyd, Dave Holland, Ravi Coltrane, Greg Osby. Ha inoltre suonato nelle bands di Betty Carter, Joe Henderson, Wynton Marsalis, Michael Brecker e John Patitucci. Il più giovane del gruppo è poi il pianista Aaron Parks, nato a Seattle nel 1983 ha frequentato anch’egli la Manhattan School. Qui lo nota Terence Blanchard, che lo vuole nella sua band e con cui ha registrato diversi album. Durante un tour con Kurt Rosenwinkel si trova a suonare in compagnia proprio di Harland e Penman, che compariranno poi nel già citato “Invisible Cinema”, primo disco a suo nome uscito nel 2008 per la Blue Note.
Il prezzo del biglietto è di 15 euro.
L’ultima giornata del New Conversations – Vicenza Jazz ci offre ancora molti appuntamenti. Il cartellone di questa sedicesima edizione è stato, in effetti, davvero ricco di eventi, e conforta notare che la risposta del pubblico è stata positiva, con numeri davvero consistenti. A conferma di ciò il tutto esaurito anche di questa sera all’Olimpico per il concerto del trombettista Paolo Fresu che, con Daniele Di Bonaventura al bandoneon ed il coro “A Filetta”, firma il progetto “Mistico Mediterraneo”. Un concerto atteso che fonde la cultura popolare e liturgica della Corsica, di cui il coro guidato da Jean-Claude Acquaviva è autorevole portavoce, con la libera l’improvvisazione di matrice jazzistica - che qui ovviamente trascende i limiti di genere per intessere un dialogo lirico e totale.
Paolo Fresu non ha certo bisogno di presentazioni, Nato nel 1961 a Berchidda, in Sardegna, ha da sempre una spiccata propensione ad incrociare la propria cultura jazzistica con i suoni della tradizione mediterranea. Tra i musicisti italiani che godono di più ampio seguito a livello internazionale, ha inciso oltre trecentocinquanta dischi e suonato in ogni continente con molti nomi di primo piano italiani e stranieri, da Franco D'Andrea ad Enrico Rava e ancora Aldo Romano, Kenny Wheeler, Gerry Mulligan, Dave Liebman, Dave Holland, Richard Galliano, Trilok Gurtu, Carla Bley.
Anche il Panic Jazz Cafè Trivellato chiude in bellezza la sua programmazione ai Chiostri di Santa Corona (ore 22), ospitando il progetto capitanato dal sassofonista Pietro Tonolo “Dajaloo”, formazione nella quale insieme a Giampaolo Casati (tromba, cornetta), Roberto Rossi (trombone, conchiglie), Giancarlo Bianchetti (chitarra) dialoga con un gruppo di percussionisti giovani ma già affermati percussionisti senegalesi: Dudu Kouate, Naby Camara, Alex Bottoni, Moulaye Niang. Un progetto che rivela il profondo interesse di Tonolo per la cultura africana, che è anche una ricerca sulle origini del Jazz, non a caso definita musica “afroamericana”. Tonolo è tra i jazzisti italiani più attivi negli Stati Uniti, dove ha collaborato con Lee Konitz, Steve Lacy, Joe Lovano, Joe Chambers, Gil Goldstein, Steve Swallow, Paul Motian.
Gli altri eventi della giornata, poi, sono il concerto del gruppo di percussionisti e danzatori Odwalla, al Teatro Astra (ore 17), una performance multimediale per opera di Enrico Intra (pianoforte), Gulio Visibelli (sax) e Pino Ninfa (fotografie) alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari (ore 18) ed i concerti del Jazz Ensemble del Conservatorio (ore 17 al Conservatorio “A. Pedrollo”) e del Tin Pan Alley Trio (ore 23, Loggetta del Giardino del Teatro Olimpico).
Ricordiamo inoltre che per oggi è istituita la Notte dei Musei, con un’apertura straordinaria dei musei cittadini dalle ore 21 alle 24: si potranno dunque visitare oltre il consueto orario la Pinacoteca di Palazzo Chiericati, il Museo Naturalistico di S. Corona, il Museo del Risorgimento e della Resistenza, Gallerie di Palazzo Leoni Montanari ed il Museo Diocesano.
I locali propongono poi diversi concertini all’ora dell’aperitivo ed in serata. Nel primo caso troviamo l’Annecy Young Jazz Ensemble all’Opera Food&Drinks (ore 17), il Trio di Francesca Bertazzo al Moplen, il Trio “On The Rhodes” di Michele Polga al Bar Astra e il duo A Bassa Voce ai Monelli (tutti alle 19 tranne l’ultimo, 19.30). In serata Sabrina Turri & Regno di Schiena al Borsa, gli X-Lab all’Enoteca Malvasia il Rodighiero-Gonzaga duo al Russian Pub, Morris and the Magicals da Julien e il gruppo Areazione al Sartea. Gli appuntamenti nei locali proseguono ancora domani con il Pietro Valente Trio al Bulldog’s di Altavilla, il Mece Quartet al Sartea ed una jam session al Bar Astra.
Due percorsi trasversali e quasi antitetici sono quelli che ci propone questa sera (venerdì 13), al Teatro Comunale dalle 21, la penultima serata del Festival New Conversations – Vicenza Jazz. Due progetti che hanno in comune un medesimo orizzonte di riferimento, che è quel particolare momento in cui, sul finire degli anni sessanta, il Jazz stava sperimentando i primi approcci con la musica rock e l’elettrificazione. Affatto diversa è però la rilettura che ne danno il progetto “About A Silent Way”, del guru italiano dell’elettronica Martux_M, che aprirà la serata, e il successivo “Remembering Weather Report” del grande contrabbassista cecoslovacco Miroslav Vitous.
Nel primo caso si tratta di una libera rilettura delle registrazioni di “In A Silent Way”, session del 1968 in cui Miles Davis si consacrò definitivamente al Jazz elettrico: Martux_M (ovvero Maurizio Martuscello) esalta il senso di rarefazione che era nell’originale, fornendone una versione raffinata, a tratti lounge. Potremo dunque ascoltare, oltre a Martux_m alla consolle dell’elettronica, il chitarrista scandinavo Eivind Aarset (già ospite del Festival nel 2009 con i suoi Sonic Codex), Francesco Bearzatti al sax e Aldo Vigorito al basso. La responsabilità di imbracciare la tromba – che in un progetto dedicato a Davis è tutt’altro che leggera – è affidata a uno dei trombettisti più originali della scena europea: Markus Stockhausen.
Nella seconda parte il richiamo ai Weather Report, gruppo di culto negli anni settanta e band di cui Miroslav Vitous (nato a Praga nel 1947) fu membro nei due primi esaltanti albums (“Weather Report” e “I Sing The Body Electric”), è più un tributo allo spirito di sperimentazione e ricerca musicale che caratterizzava il sodalizio con Wayne Shorter e Joe Zawinul che una riproposizione del loro repertorio. Vitous con Franco Ambrosetti (tromba), Robert Bonisolo (sax), Aydin Esen (tastiere) e Roberto Gatto (batteria) cercheranno dunque quell’interplay e quell’abbattimento dei ruoli prestabiliti all’interno della band che da sempre costituiscono l’interesse primario dei progetti del contrabbassista.
Ai chiostri di Santa Corona in seconda serata troviamo poi un trio focoso e sperimentale qual è quello che nasce dall’incontro del trombettista Wadada Leo Smith e dal batterista e percussionista Günter “Baby” Sommer – da lungo tempo sodali - con un nome di primo piano sulla scena jazzistica italiana: il fisarmonicista e pianista sardo Antonello Salis. Wadada Leo Smith (Leland, Mississippi, 1941) è stato fin dal 1967 in stretto rapporto con l’AACM di Chicago. Musicista onnivoro ha incorporato nel suo stile elementi di blues, jazz, musica africana e orientale ma anche reggae e funky. Elemento storico della musica d’avanguardia europea, Günter “Baby” Sommer (Dresda, 1943) affronta le percussioni con la più assoluta libertà espressiva e creativa. Altrettanto spregiudicato è l’approccio di Salis (Villamar, Cagliari, 1950) che, ancor più al piano che alla fisarmonica, rivela un’indole energica e percussiva.
Nel cartellone odierno del Festival anche una Master Class con la cantante Maria Pia De Vito (all’Istituto Musicale Veneto “Città di Thiene”, ore 15-19, info: 0445 364102, info@istitutomusicaleveneto.it); un incontro multimediale con Veniero Rizzardi ed Enrico Merlin, autori del saggio "Bitches Brew. Genesi del capolavoro di Miles Davis" (Teatro Comunale - Foyer del Ridotto, ore 19.30); uno spettacolo multimediale ispirato al romanzo di Marguerite Yourcenar “L’opera al nero”, con Anna Zago (voce recitante), Nicola Fazzini (sax alto), Alessandro Fedrigo (basso), Carlo Alberto Canevali (batteria), Claudio Sichel (video), presso L’Officina Arte Contemporanea (ore 19).
I locali contribuiscono con diversi appuntamenti: al Bar Astra il duo Ferrauto-Expert suona alle 19, poco dopo ai Monelli attacca la vocalist Camilla Fascina con il suo “Back in Blues”. Alle 21 troviamo l’Annecy Young Jazz Ensemble all’Opera, i Marrakech Express all’Enoteca Malvasia ed il duo Pascali-Zemolin al Pestello. Da Julien alle 21.30 c’è il Dj Wood ed al Sartea (ore 22) Morris and the Magicals. Al Golf Club Colli Berici di Brendola, infine, suona il quartetto di Ettore Martin “Senza Parole”.
Maria Pia De Vito ha ricevuto, per il concerto di giovedì 12 al Teatro Comunale, “Carte Blanche” da Riccardo Brazzale, direttore artistico di New Conversations – Vicenza Jazz. La cantante napoletana ha deciso di sfruttare appieno la delega in bianco offertagli per organizzare uno spettacolo in cui, attraverso tre distinti e progressivi momenti, cercherà di rendere conto di un percorso artistico variegato e profondo qual è il suo. Un percorso che affonda le radici nella tradizione partenopea, ma che ha trovato poi nel Jazz anche d’avanguardia la sua cifra stilistica predominante. Tra i suoi progetti, quelli legati al repertorio napoletano (Nauplia, Fore Paese, Triboh) si affiancano a quelli dal sapore più europeo, come il trio con John Taylor e Ralph Towner. Da citare anche il fortunato progetto “So Right”, cui la celebre rivista “Down Beat” dedicò un’intera pagina di recensione entusiasta, dove rileggeva le canzoni di Joni Mitchell. Ma interessanti anche i lavori “Phonè” o “Body at Work” dove si indagavano le relazioni tra linguaggio e corpo. Tra le sue collaborazioni più recenti vanno segnalate quelle con Joe Zawinul, Michael Brecker, Miroslav Vitous, Uri Caine, Kenny Wheeler, Art Ensemble of Chicago, Dave Liebman, Billy Hart.
Ecco dunque che nella prima parte della serata, con inizio alle 21, si esibirà da sola così da poter sfoggiare appieno le sue eccezionali doti vocali che le hanno prmesso, tra l’altro, di vincere il popolare referendum della rivista Musica Jazz quale miglior cantante nel 2008. La raggiungerà poi sul palco il celebre cantautore e chitarrista brasiliano Guinga, autentica star nel proprio paese dove è considerato al pari dei grandi autori del passato e che ha saputo rinnovare con discrezione la tradizione carioca mantenendone l’innata poesia. È questo un duo già ben rodato che non mancherà di regalarci momenti di alta classe musicale. Nella terza parte la vocalist ci presenterà il suo ultimo lavoro discografico “Mind The Gap”, con il suo quintetto di cui fanno parte Claudio Flippini (pianoforte), Roberto Cecchetto (chitarra), Luca Bulgarelli (contrabbasso) e Walter Paoli (batteria).
Il consueto appuntamento delle 22 al Panic Jazz Cafè Trivellato presso i Chiostri di Santa Corona ci presenta quindi il quintetto del chitarrista Julian Lage, affiancato da Ben Roseth (sax), Aristides Rivas (violoncello), Jorge Roeder (contrabbasso) e Tupac Mantilla (percussioni). Nato a Santa Rosa, in California, nel 1987 il giovane chitarrista è entrato stabilmente nel novero dei talenti da tenere d’occhio fin da quando il grande vibrafonista e instancabile scopritore di talenti Gary Burton lo ha voluto nei suoi progetti Generations (2004) e Next Generations (2005). Il successo di “Sounding Point” (2009), primo Cd come leader, lo ha portato ad esibirsi nei maggiori jazz festival. A Vicenza, Lage porta il suo secondo lavoro discografico, intitolato “Gladwell”.
Nel calendario odierno del festival troviamo però anche altri appuntamenti: alle 10.30 il Conservatorio “A. Pedrollo” ospiterà un seminario con Maurizio Franco dal titolo “New York anni ’20”. Sempre al Pedrollo, la sera, si esibisce il Jazz Ensemble del Conservatorio (ore 21). Ai Chiostri di Santa Corona dalle 16.00 si terrà il convegno internazionale “L'improvvisazione musicale e la musicoterapia”, a cura del Centro Studi Musicoterapia Alto Vicentino, e alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” (ore 18) con il concerto del quartetto del trombettista Massimo Donà (con Michele Polga al sax, Bebo Baldan alle tastiere e basso, Davide Ragazzoni alle percussioni).
Sempre molti i concerti nei locali. All’ora dell’aperitivo troviamo il trio di Matteo Alfonso al Bar Astra ed i Modale (con alcuni ospiti) ai Monelli. In serata il quartetto di Giovanni Ferro Milone all’ex Bocciodromo, la Sidol Brass Band all’Enoteca Malvasia, il De Rossi – Sabadini duo al Pestello ed il Rolessio Mosenato (Rock in Jazz) da Julien. La Jelly Roll Band suona poi, dalle 22, al Sartea. Fuori città troviamo il quartetto di Gigi Sella al Poli di Creazzo e il trio Tondo-Copiello-Barbon al Bulldog’s Holland Pub di Altavilla.
Pianista poliedrica e virtuosa, ma anche personaggio istrionico, Hiromi Uehara sta velocemente imponendosi all’attenzione del pubblico internazionale, grazie anche al “patrocinio” di Chick Corea che la scoprì alla fine degli anni novanta e che con lei ha registrato alcuni anni fa il Cd “Duet”. Averla al New Conversations – Vicenza Jazz significava dunque offrire al pubblico un artista di sicuro richiamo e, infatti, il concerto è già da alcuni giorni esaurito. Cogliamo anzi qui l’occasione per fare il punto sulla situazione delle prevendite, che vedono esaurito anche il concerto di sabato di Fresu, mentre ancora c’è qualche disponibilità il giovedì per Maria Pia De Vito e venerdì per Martux_M e Miroslav Vitous. Tornando però al concerto dell'11 all’Olimpico eccone in dettaglio il programma: si tratta di un omaggio a George Gershwin suddiviso in tre momenti. La prima entrata la farà l’Orchestra del Teatro Olimpico, diretta dal Maestro Giancarlo De Lorenzo, per eseguire una versione dei “3 preludes” di Gershwin. Composti in origine per piano solo, ne avremo qui una versione arrangiata per orchestra da Roberto Spadoni. Una versione realizzata peraltro appositamente per il Festival e che vede eccezionalmente la presenza dello stesso Spadoni, in organico, alla chitarra. Hiromi Uehara raggiungerà quindi l’Oto sul palco per eseguire la versione del 1924 della celeberrima “Rhapsody in Blue”. Nella terza parte la pianista giapponese resterà sola per eseguire le “I Got Rhythm Variations”, di cui ha già dato una versione estremamente brillante nel suo fortunatissimo lavoro discografico “Beyond Standard”, dove si prodiga in funamboliche trovate improvvisative che vanno dal free allo stride piano. Nata a Shizouka nel 1979, Hiromi Uehara ha esordito nel 2003 con il Cd “Another Mind”. Nei lavori successivi, soprattutto con il suo gruppo Sonicbloom, si è spostata sempre più verso sonorità elettriche. Dopo il già citato e fortunato “Duet” con Chick Corea ha pubblicato un disco di piano solo: “A Place To Be”.
Anche al Panic Jazz Cafè Trivellato (nei Chiostri di Santa Corona, inizio ore 22) troviamo un nome prestigioso: quello del contrabbassista statuninense Christian McBride (Philadelphia nel 1972). Con il suo rodatissimo quintetto Inside Straight (Jaleel Shaw al sax, Warren Wolf al vibrafono, Peter Martin al pianoforte e Ulysses Owens alla batteria), un’autentica macchina da groove, McBride saprà sicuramente infiammare la serata. Bassista richiestissimo per la sua versatilità ha suonato e registrato con Freddie Hubbard, Joe Henderson, McCoy Tyner, Herbie Hancock, Diana Krall, Roy Haynes, Wynton Marsalis, Hank Jones, Pat Metheny, ma è stato attivo anche in ambito che pop (ad esempio con Sting, Carly Simon e James Brown).
La programmazione dei locali è oggi particolarmente ricca, con ben dieci proposte. Alle 19 possiamo scegliere tra i Cozmik Lovers di Max Ferrauto che ospitano Joachim Expert al Barco, il Quartetto di Gabriele Bolcato al Moplen ed il trio di Carlo Atti al Bar Astra. Il Dj Paolo Berto è invece ai Monelli alle 19.30. Alle 20.30 al Borsa troviamo Morris and The Magicals ed al Pestello il Latin Jazz dei Maleçon alle 21. Alle 21.30 il Dj Prof è da Julien mentre alle 22 il M.O.F. quintet è al Sartea. Spostandosi dal centro storico troviamo l’Art Bop Triangle all’Equobar, sulla Marosticana, alle 20.30; al Bulldog’s Holland Pub di Altavilla, infine, il Trio Ferrarin – Dal Bo – Malaman (dalle 21).
Giovedì 12 Maggio alle 10.30 si terrà al Conservatorio "A Pedrollo"il seminario a cura di Maurizio Franco intitolato “I mille suoni della Grande Mela: la polifonia della New York degli anni ’20”.
Alle 16.30 poi, ai Chiostri di Santa Corona, sarà poi la volta del Centro studi Musicoterapia Alto Vicentino con il Convegno Internazionale “L’improvvisazione Musicale e la Musicoterapia”. L’ingresso ad entrambi gli eventi è libero.
Infine segnaliamo la Master Class con la cantante Maria Pia De Vito di Venerdì (dalle 15 alle 19) presso l’Istituto Musicale “Città di Thiene”. Per chi fosse interessato a quest’ultimo i recapiti sono lo 0445 364102 o l’indirizzo e-mail info@istitutomusicaleveneto.it.
Com’era nelle previsioni, l’atteso concerto che vedrà martedì sera esibirsi il più illustre trombettista cubano Arturo Sandoval con i Guataca di Chico Freeman registra il tutto esaurito. Non resta, per coloro che non intendono comunque desistere, che sperare in biglietti restituiti o non ritirati al botteghino. Il gruppo che si esibisce al Comunale dalle 21, I Guataca per l’appunto, sono nati per dar voce ad una passione per la musica afrocubana che da sempre accompagna il sassofonista Chico Freeman. Nato a Chicago nel 1949, Chico Freeman è figlio d’arte – il padre era l’ottimo tenorista Von Freeman, figura centrale nella scena Chicagoana degli anni sessanta e settanta. Chico risente della lezione del padre, ma riesce ad affrancarsi dal modello – soprattutto dopo essersi trasferito a New York nei primi anni settanta dove si inserisce in una scena musicale in pieno fermento - trovando una voce personale. Così come personale è la sua proposta odierna, che fonde ai ritmi afrocubani elementi derivati dalle sue molteplici esperienze musicali che vanno dal jazz al rhythm & blues, ma qua e là fa capolino anche l’uso di sonorità mediorientali e persino flamenche. L’apporto di un ospite della caratura di Arturo Sandoval poi, che della musica cubana e della sua fusione con il Jazz è da sempre il portavoce più autorevole, non fa che potenziare esponenzialmente la carica che il gruppo sa esprimere. Sandoval è nato a Cuba – anch’egli peraltro nel 1949 – ed ha trovato il primo trampolino nel gruppo Irakere, di cui fu cofondatore nei primi anni settanta. Sponsorizzato da Dizzy Gillespie è presto entrato nell’olimpo dei solisti di Jazz per le innegabili doti tecniche ed una verve sempre brillante, ma ha portato avanti parallelamente una costante carriera di concertista classico ed anche una non sporadica opera di compositore per il cinema.
La serata al Panic Jazz Cafè Trivellato allestito nei Chiostri di Santa Corona propone comunque un altro evento interessante, per chi fosse rimasto a bocca asciutta. Qui si esibisce infatti, a partire dalle 22, il quartetto guidato da Alessandro Lanzoni (piano) e Francesco Diodati (chitarra), con Gabriele Evangelista (contrabbasso) ed Enrico Morello (batteria). Pur giovanissimi i due godono già di una rilevante notorietà.
A soli 19 anni Alessandro Lanzoni si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica non solo in terra italiana vincendo il concorso internazionale Martial Solal nella categoria “Best Young Soloist” e classificandosi secondo, tra i pianisti, nel referendum 2010 della rivista Musica Jazz. Dal canto suo Francesco Diodati si è fatto notare per la naturale affinità con i campioni della scena newyorkese dell’ultimo decennio: Kurt Rosenwinkel, Mark Turner, David Binney, Adam Rogers sono i suoi riferimenti stilistici, che pure non soffocano una musicalità personale.
Uno sguardo doveroso anche alla programmazione dei locali, che propongono nel pomeriggio un Dj Set di Paolo Berto all’Opera Food & Drinks (ore 18) ed il Lorenzo Conte Trio al Bar Astra (ore 19). Al Julien suona il Lucio Paggiaro Jazz Quartet dalle 21 e, dalle 22, il quintetto di Michele Calgaro presenta il suo nuovo cd “Progressions” al Sartea. Ad Altavilla infine, presso l’Allegra Trattoria Società Dei Freschi, suona il trio di Federico Valdemarca.
Nella quarta serata il Festival mette in campo tre formazioni di grande interesse e richiamo. Si comincia alle 21 al Teatro Comunale con un doppio appuntamento in cui si avvicenderanno i Five Elements dell’altoista Steve Coleman ed il Trio all star formato da Joe Locke (vibrafono), Rosario Giuliani (sax) e Dado Moroni (pianoforte). Il nuovo progetto di Coleman, intitolato “Astronomical/Astrological music project”, ci mostra una veste completamente nuova dei suoi Five Elements, in cui spicca l’assenza di basso e batteria. Per un musicista che aveva fatto della sezione ritmica il vero cuore di tutto il suo lavoro precedente, in cui la sovrapposizione di metri differenti costituiva quasi un intreccio polifonico, non è poca cosa! Impostosi all’attenzione fin dai primi anni ottanta con il collettivo M-Base, di cui fu co-fondatore, Coleman (Chicago 1956) è un musicista rigoroso e geniale, che sta da anni portando avanti una ricerca singolare e personalissima sulle origini ancestrali e rituali del fare musica; da qui il titolo scelto per questo nuovo progetto che vede al suo fianco Jonathan Finlayson (tromba), Jen Shyu (voce), Miles Okazaki (chitarra) e David Virelles (pianoforte e tastiere).
Decisamente più mainstream il trio che segue. Un trio che ha nella capacità di interplay e nell’elegante e mai “manieristico” swing le sue armi migliori. Joe Locke è a buon diritto considerato uno dei migliori vibrafonisti contemporanei. Nato a Palo alto in California già durante gli anni di studio aveva avuto occasione di suonare con Dizzy Gillespie e Pepper Adams. Tra le sue collaborazioni successive ricordiamo Grover Washington Jr., Kenny Barron, Dianne Reeves, Bob Berg, Ron Carter e la Mingus Big Band. Non gli è da meno, quanto a curriculum, Edgardo “Dado” Moroni, che è certo il pianista italiano più apprezzato all’estero ed a New York in particolare (dove ha anche risieduto per diversi anni). Nel suo carnet troviamo una mole davvero impressionante di collaborazioni, tra cui citiamo perlomeno Chet Baker, Wynton Marsalis, Clark Terry, Freddie Hubbard, Joe Henderson, Ron Carter, Ray Brown e Tom Harrell, con cui si è esibito anche a Vicenza in occasione del New Conversations nel 2009. Il sassofonista Rosario Giuliani (Terracina, 1967), è oramai una certezza del jazz italiano. Partito da una naturale propensione per il Bebop connaturata alla sua ricca vitalità, ha ampliato via via i suoi orizzonti raggiungendo piena maturazione ed uno stile personale, stile per cui è giustamente apprezzato anche all’estero (ha collaborato ad esempio con Charlie Haden, Gonzalo Rubalcaba, Cedar Walton, Phil Woods, Kenny Wheeler e poi Mark Turner, Bob Mintzer, Biréli Lagrène e Richard Galliano).
La serata del Panic Jazz Cafè Trivellato, nei Chiostri di Santa Corona (inizio ore 22), propone poi il quartetto del contrabbassista Martin Wind, in cui spicca la presenza del batterista Joe La Barbera, che ricordiamo nell’ultimo trio di Bill Evans. Il Jazz proposto da questa formazione – cui partecipano anche Scott Robinson (sassofoni) e Bill Cunliffe (pianoforte) – è energico e raffinato al tempo stesso. Wind (Flensburg, Germania, 1968) ha un ottimo curriculum di musicista classico, ma fin dal 1996, anno in cui si è trasferito a New York, ha potuto affiancarsi a stelle del calibro di Pat Metheny, Clark Terry, Mark Murphy, Slide Hampton, Toots Thielemans e Buddy DeFranco.
Segnaliamo anche gli appuntamenti dei locali, con il quartetto della vocalist Ursula May al Bar Astra (ore 19), i Dreams For sale (DjSet e Live music) al Borsa (20.30), da Julien alle 21.30 il duo A Bassa Voce ed al Sartea (ore 22) la Thelonious Cool Band diretta da Alex Sipiagin. Al Bulldog’s Holland Pub di Altavilla, poi, il trio di Massimo Roma (dalle 21).
Una domenica ricca di musica ci propone per oggi la sedicesima edizione del festival New Conversations – Vicenza Jazz. Il Teatro Comunale, alle 21, ospiterà l’evento clou della giornata: l’atteso concerto del pianista Uri Caine ed il suo “Mahler Re-visited”. Con una nuova formazione che comprende Chris Batchelor (tromba), Nicolas Geremus (violino), Chris Speed (sax), Danilo Gallo (contrabbasso) e Jim Black (batteria) tornerà ancora una volta su quel rapporto tra la musica di Gustav Mahler ed il Jazz – inteso qui in senso ampio e senza preclusioni di sorta – che era già nei suoi Primal Light (1998) e Mahler in Toblach (1999). Un progetto sempre vivo ed in continuo ripensamento che ha portato fortuna al pianista di Philadelphia, che si impose all’attenzione della critica e del pubblico internazionale proprio con quei lavori e che torna al nostro Festival a due anni dalla fortunata esibizione in duo con John Zorn.
Il Panic Jazz Cafè Trivellato ai Chiostri di Santa Corona (inizio ore 22), propone invece il quartetto del sassofonista Rudresh Mahanthappa, cui partecipa il bravo David Gilmore alla chitarra. Qui reminiscenze della cultura musicale indiana – cultura d’origine del leader – si fondono con l’attualità più vivace della scena newyorkese dove Mahanthappa vive ed opera. La sua cifra stilistica parte da una tecnica brillante che riesce ad essere però fortemente lirica. Mahanthappa ha un suono viscerale e a tratti greve, unito ad un fraseggio che evoca inflessioni orientali.
Il primo appuntamento musicale è però già la mattina nella Chiesa di S. Giuliano, dove alle ore 10 Coro e Orchestra di Vicenza diretti da Giuliano Fracasso eseguiranno la messa di Mary Lou Williams, pianista straordinaria e pervasa dal senso del Blues di cui ricorre quest’anno il trentennale dalla morte. Poi dalle 15,30 il conservatorio ospiterà una carrellata di esibizioni in cui quattro eccezionali pianisti dialogheranno con altrettanti solisti: ecco dunque avvicendarsi Andrea Bacchetti con Gabriella Costa (soprano), Paolo Birro con Matt Renzi (sax), Dado Moroni con Ned Otter (sax) ed infine Carlo Morena con Chris Speed (sax).
Ma la prima domenica del festival è dedicata anche, tradizionalmente, alle Marching Band che il Festival non manca mai di ospitare. Quest’anno si incaricano di riportare in vita la più arcaica tradizione jazzistica di New Orleans due band itineranti: la Magicaboola Brass Band e la Sauro’s Band, che tra le 16 e le 20 animeranno le strade e le piazze del Centro con il loro repertorio che affianca alla tradizione anche materiali più moderni come il Funky ed il Jazz. Nel Cortile di Palazzo Trissino terrà poi un concertino, alle 17,30, la GB Band, diretta dal trombettista Gastone Bortoloso.
La poetessa Anne Waldman con il figlio pianista Ambrose Bye terranno infine un recital dalle ore 18 alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari.
Uno sguardo anche al calendario dei locali, dove possiamo scegliere tra sette diversi appuntamenti a cominciare dalla Paltàn Blues Band, che inaugura i “Concerti sul tetto “ del Bar Smeraldo in Campo Marzio alle 17. Un’ora dopo il trio Sax On The Moon si esibirà nel Joy Barber Shop, mentre intorno alle 19 l’Antonio Gallucci Shortet è al Bar Astra ed i Modale sono ai Monelli. In serata tro0viamo i Regno di Schiena di Sabrina Turri all’Enoteca Malvasia ed i Magnetofono (che con Andrea Oleari presentano un progetto dedicato a Tenco) al Sartea. In fine al Bulldog’s di Altavilla suonano i Miss Marple Musical Investigations, della cantante Alice Testa, dalle 21.
Il trio di Rachel Z ai Chiostri di S. Corona.
Eventi anche al Conservatorio ed a Palazzo Leoni Montanari
L’edizione 2011 prevede come da tradizione un concerto gratuito nel suggestivo scenario dominato dalla Basilica. La band prescelta, per sabato 7 maggio, con inizio alle 21, è quella esplosiva e ammiccante degli Aretuska e del suo leader Roy Paci. Il trombettista e compositore siciliano (nato ad Augusta nel 1969) ha saputo fondere esperienze musicali diversissime in un linguaggio totlizzante e coinvolgente. Dal primo amore per il jazz ai viaggi oltreoceano (Argentina, Brasile) passando per le Canarie ed il Senegal, Paci ha raccolto elementi musicali che, una volta tornato in partria, lo hanno imposto sulla scena alternativa italiana. Nei suoi progetti convivono swing, rock, ska e ritmi caraibici, senza mai peraltro dimenticare la ricca tradizione siciliana. Ne sono una prova proprio gli Aretuska (termine che gioca con l’antico nome della Sicilia, “Aretusa” per l’appunto, ed il genere musicale di rierimento, lo “Ska”), band con cui ha anche partecipato a diverse trasmissioni televisive, come lo show di Chiambretti e Zelig.
Con Roy Paci si esibiranno dunque i fedelissimi Moreno Turi (mc), Emanuele Pagliara (chitarra), Michele Minerva (basso), Alessandro Azzaro (batteria), Massimo Marcer (tromba), Giorgio Giovannini (trombone).
Il tema newyorkese, cui questa edizione del festival è dedicata, torna dalle 22 ai Chiostri di Santa Corona. Qui il Panic Jazz Caffè Trivellato ospita il trio di Rachel Z (pianoforte), con Omar Hakim (batteria) e Solomon Dorsey (contrabbasso). Rachel Z (al secolo Rachel Nicolazzo) unisce ad una solida preparazione classica l’amore per il Jazz ed anche per la Fusion. Ha collaborato con gli Steps Ahead, Larry Coryell, Al Di Meola, ma anche Peter Gabriel. Con Wayne Shorter ha collaborato alla registrazione dell’album High Life, che nel 1996 vinse anche un Grammy.
Nel trio spicca poi la presenza di Omar Hakim (batterista che si è esibito con i Weather Report, Sting, Miles Davis e David Bowie), un trio che propone arrangiamenti originali di standard e hit che spaziano da Duke Ellington ai Depeche Mode, da Wayne Shorter a Joni Mitchell, da Sting ai Coldplay, passando magari per Bjork.
Ma i primi appuntamenti musicali del cartellone si avranno già nel tardo pomeriggio. Alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari l’astro emergente del piano jazz italiano Giovanni Guidi darà una performance assieme al poeta Siles del Valle. Alle 17 poi al Conservatorio “A. Pedrollo” si esibirà il Jazz Ensemble del Conservatorio.
Ricco il calendario dei locali, con ben sei appuntamenti: alle 19 il Little Jew Quartet (curioso esperimento di gruppo a “rotazione” in cui otto elementi si alternano) al Nuovo Bar Astra; mentre alle 19.30 il Dj Paolo Berto animerà l’aperitivo con il suo “Djazz Set”.
Al Bar Poli di Creazzo, dalle 21, suoneranno la Thelorchestra e le Thelonious Cool Bands dirette rispettivamente da Ettore Martin e da Michele Calgaro. In serata a Vicenza potremo poi scegliere tra il quartetto di Massimo Chiarella al Julien (21.30) e la Honolulu Blues Band al Sartea (verso le 22).
Con il concerto di stasera delle 21 al Teatro Olimpico, prende ufficialmente il via la sedicesima edizione del festival New Conversations – Vicenza Jazz, che nel centenario della nascita di Nino Rota (1911-1979) gli dedica un doveroso omaggio. Un omaggio in due momenti che vuole ricordare il compositore milanese sia nelle vesti di autore classico che di autore per il cinema. Ad aprire sarà dunque l’Orchestra del Teatro Olimpico diretta dal Maestro Giancarlo De Lorenzo, che eseguirà “La Strada”, pagina sinfonica che Rota pubblicò nel 1966 e che era una riscrittura della famosa partitura scritta nel 1954 per il film – omonimo - di Federico Fellini.
Nella seconda parte l’I-Jazz Ensemble 2011 di Gianluca Petrella si incaricherà di rileggere le melodie note e meno note di Rota dimostrando quanto questo materiale sia congeniale ad una riproposizione in chiave moderna e jazzistica. Petrella (Bari 1975) è una delle giovani promesse del panorama jazzistico italiano, e certo il nostro trombonista più noto anche all’estero. Questo grazie soprattutto alle numerose collaborazioni con Enrico Rava, cui si affiancano quelle con Carla Bley, Steve Swallow, Joey Calderazzo, Greg Osby, Steve Coleman e, tra gli italiani, Paolo Fresu, Danilo Rea, Antonello Salis, Roberto Gatto, Franco D’Andrea. Con lui sul palco, per presentarci questo progetto - dal titolo “Il Bidone” - anche John De Leo (voce), Giovanni Guidi (pianoforte), Beppe Scardino (sax), Andrea Sartori (elettronica), Joe Rehmer (contrabbasso) e Cristiano Calcagnile (batteria).
Alle ore 22 prenderanno poi il via anche gli appuntamenti del Panic Jazz Cafè Trivellato, quest’anno ospitato nei Chiostri di Santa Corona. Primo dei tanti gruppi statunitensi che si avvicenderanno su questo palco sarà il quintetto del trombettista Ambrose Akinmusire. Con i compagni Walter Smith III (sax tenore), Sam Harris (pianoforte), Harish Raghavan (contrabbasso) e Justin Brown (batteria) ci presenterà il suo recentissimo lavoro discografico When The Heart Emerges Glistening, uscito per la Blue Note Records. Akinmusire (Oakland, California 1982) già a 19 anni era in giro per il mondo con i Five Elements di Steve Coleman. Alcuni premi prestigiosi assegnatigli – tra cui la Thelonious Monk International Jazz Competition del 2007 – hanno poi attirato l’attenzione dei critici (e dei discografici) che gli riconoscono un linguaggio attualissimo ma anche una forte comunicativa che lo avvicina al pubblico.
Anche i locali fanno la loro parte. All’ora dell’aperitivo si potrà scegliere tra il Marco Palmieri Trio del Moplen, il Michele Manzo Trio del Bar Astra ed i Marrakech Express dell’Osteria ai Monelli. In serata i Gheto Funk al Borsa, lo Cherry Jazz Quintet all’Enoteca Malvasia ed il trio di Pietro Valente da Julien. Infine i Guitaricious suoneranno in tarda serata al Sartea.
Alla vigilia dell'inizio ufficiale del festival, ovvero giovedì 5 maggio, è in programma l'apertura della mostra fotografica dedicata agli scatti del newyorkese Robert Otter (1926-86) che si potrà visitare a Viart fino al 15 maggio. “New York New York” l'eloquente titolo della mostra, nonchè tema portante del festival 2011, rappresenta con precisione il contenuto delle immagini impresse da Otter, cantore della metropoli statunitense nel corso degli anni Sessanta. In particolare, protagonista delle fotografie di Otter è il Greenwich Village, vero ‘occhio del ciclone’ della vita artistica cittadina di quel decennio.
Il 5 maggio, in occasione dell’inaugurazione della mostra (con inizio alle 18) al ViArt sarà presente anche Ned Otter, figlio di Robert nonché sassofonista jazz, che accompagnerà l’evento con le note del suo strumento assieme a Michele Calgaro (chitarra) e Lorenzo Conte (contrabbasso).
Orari e giorni di apertura:
da martedì a domenica 10-12.30, 15-19
sabato 7 e 14 maggio apertura prolungata fino alle 23
Ingresso libero
Questa edizione, la sedicesima, del Festival New Conversations – Vicenza Jazz, che era nata sotto il segno dell’incertezza, aveva portato con sé inevitabili ritardi e la sensazione che, per la parte che riguarda i concerti nei locali, sarebbe stato un anno difficile. In realtà la risposta dei locali è stata anche quest’anno massiccia; semmai ancor più importante della scorsa edizione. Questa è anzi una tendenza che si conferma in tutte le ultime edizioni e che ha portato al ragguardevole numero, ad oggi, di sessantaquattro concerti ed una manciata di DJ set nell’arco di dieci giorni. E' doveroso segnalare chi, con il suo grande o piccolo sforzo – non valgono qui le classifiche – ha permesso di stilare questo programma. Ci sono ovviamente i locali storici, che fanno musica abitualmente e che hanno approntato un programma quotidiano; è il caso del Nuovo Bar Astra, del Sartea, del Julien e dell’Enoteca Malvasia. Consistenti anche gli appuntamenti all’Osteria I Monelli ed al Caffè Borsa. Altri optano per un programma più snello come il Pestello, il Moplen ed il Bar Opera. Danno il loro apporto anche il Bar Smeraldo, il Russian Pub, l’Ex Bocciodromo, il Barco e pure il Joy Barber Shop – location inusuale ma benvenuta.
Il Festival si è aperto quest’anno anche ad alcune realtà dell’immediata provincia. Partecipano al cartellone il Golf Club dei Colli Berici di Brendola, il Bar Poli di Creazzo, l’Equobar a Polegge e, ad Altavilla, il Bulldog’s Holland Pub e l’Allegra trattoria Società Dei Freschi.
Il turista occasionale e l’avventore avranno dunque anche quest’anno la possibilità di vivere una settimana di musica all’ora dell’aperitivo o alla sera, nel bar o nel ristorante, ciò che fa da giusto contorno ad un ricco cartellone “istituzionale” nei Teatri ed al Panic Caffè Trivellato, quest’anno spostato ai Chiostri di Santa Corona.
Tutto nuovo l’allestimento che il Panic Jazz Café Trivellato proporrà per questa sedicesima edizione del festival nella suggestiva cornice dei Chiostri di S. Corona.
La programmazione che Luca Berton del Panic Jazz Club di Marostica ha messo in piedi per quello che è l’indiscusso jazz club after hours del festival punta dritto su New York: a partire dal 6 maggio saliranno sul palco, tra gli altri, Christian McBride, Ambrose Akinmusire, Rudresh Mahanthappa, Julian Lage, Rachel Z, Omar Hakim, Martin Wind, Joe La Barbera, Alessandro Lanzoni, Francesco Diodati, Wadada Leo Smith con Gunther Baby Sommer e Antonello Salis, Pietro Tonolo.
Già molto atteso l’epilogo del 18 maggio, giorno in cui sarà protagonista Joshua Redman in “James Farm” insieme a Aaron Parks, Matt Penman, e Eric Harland.
Il biglietto per assistere agli spettacoli sarà di 5,00 euro compresa bibita; esclusi i concerti di Christian McBride Quintet (11 maggio) e Joshua Redman (18 maggio) che avranno rispettivamente il prezzo di 10 euro compresa bibita e 15 euro esclusa bibita. Non è attivo il servizio di prevendita.
scarica il programma dei concerti delle ore 21 e del Panic Jazz Cafè Trivellato
Si aprono oggi le prevendite per i tre concerti che il Teatro Olimpico ospiterà nel corso della sedicesima edizione del Festival New Conversations – Vicenza Jazz, in programma in città dal 6 al 14 maggio.
Il festival prenderà il via proprio al Teatro Olimpico con un doveroso omaggio a Nino Rota, di cui si ricorda quest’anno il centenario della nascita, amatissimo compositore, noto soprattutto per il lungo sodalizio artistico con Federico Fellini per cui musicò alcuni dei film più importanti. Un tributo in due tempi: dapprima ascolteremo il compositore nella sua versione più “colta”, con l’esecuzione di una affascinante pagina sinfonica come "La strada", da parte della Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Giancarlo De Lorenzo, poi - nella seconda parte della serata - un omaggio più eterodosso da parte del collettivo I-Jazz Ensemble 2011 diretto da Gianluca Petrella, i l talentuoso trombonista pugliese (sia pur giovanissimo è già uno degli artisti italiani più apprezzati anche all’estero) che ha con pazienza e dedizione raccolto e vagliato una mole sterminata di materiale di Rota, recuperando anche pezzi rarissimi e ricostruendo un repertorio brillante e significativo, forte di un collettivo di interpreti malleabile e vigoroso.
Qualche giorno dopo (mercoledì 11 maggio) salirà su palco del teatro palladiano, uno degli ospiti più attesi: la pianista giapponese Hiromi Uehara, che eseguirà con l’OTO la “Rhapsody in Blue” di George Gershwin, nella sua prima versione, datata 1924. La vedremo poi, in un secondo momento, sola sul palco per eseguire le “I Got Rhythm Variations”, momento in cui potrà far sfoggio di tutta la maestria tecnica per cui è universalmente conosciuta, mentre l'orchestra da sola (sempre diretta da De Lorenzo) eseguirà un'originale orchestrazione dei tre preludipianistici di Gershwin.
L’ultimo appuntamento all’Olimpico coinciderà poi con la serata di chiusura del festival, sabato 14, con uno dei momenti più lirici dell’intero cartellone. Il progetto “Mistico Mediterraneo” è infatti l’incontro tra il jazz del sempre ispirato trombettista sardo Paolo Fresu e del bandoneonista Daniele Di Bonaventura con i canti tradizionali, sia profani che di ispirazione religiosa, del coro corso “A Filetta”.
Come si diceva, per questi concerti all'Olimpico, ora si potranno acquistare i biglietti in prevendita, al costo di 20 euro + d.p. (intero) e 15 euro + d.p. (ridotto) per il concerto in omaggio a Rota, con l’Orchestra del Teatro Olimpico e l’Ensemble di Gianluca Petrella in programma venerdì 6 maggio, mentre per i concerti di Hiromi Uehara (11 maggio) e Paolo Fresu (14 maggio) il costo è di 25 euro + d.p. (intero) e 20 euro + d.p. (ridotto).
La prevendita è attiva alla biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza (0444 324442, biglietteria@tcvi.it , con i seguenti orari: martedì-sabato 15.30-18.30, martedì, giovedì e sabato anche 11-13.30), on line al sito www.tcvi.it e agli Sportelli della Banca Popolare di Vicenza.
Al via inoltre anche la prevendita degli abbonamenti, che quest’anno si fanno in tre: un abbonamento per tutti gli otto concerti delle ore 21 ( intero: 115 euro + d.p., ridotto: 90 euro + d.p.), un abbonamento per le tre serate al Teatro Olimpico ( intero: 50 euro + d.p., r idotto: 40 euro + d.p.), e infine un abbonamento specifico per i cinque spettacoli del Comunale ( intero: 70 euro + d.p., ridotto: 55 euro + d.p).
Va sottolineato come i prezzi dei biglietti siano rimasti invariati dalla scorsa edizione, mentre potranno usufruire delle riduzioni i giovani fino ai 30 anni, gli over 60, le associazioni culturali musicali, i soci del Touring Club Italiano, i dipendenti Comune di Vicenza e i dipendenti A.I.M. I diritti di prevendita, che si applicano sino al giorno precedente il concerto, sono di 2 euro sul biglietto fino ai 20 euro e di 3 euro sul biglietto da 25 euro.

Il programma della nuova edizione del festival New Conversations – Vicenza Jazz, la sedicesima, che si terrà dal 6 al 14 maggio (con un prologo il 2 maggio), conferma l’originalità ideativa di uno dei festival più prestigiosi del panorama nazionale. Nel cartellone delle New Conversations vicentine nomi storici della musica afro-americana trovano spazio al fianco delle istanze più attuali della musica improvvisata, le proposte d’alto profilo culturale convivono con quelle di ampio richiamo popolare, in una kermesse che in una decina di giorni offrirà un numero sorprendentemente elevato di concerti (il programma completo è ancora in via di definizione, ma quello della scorsa edizione superò il centinaio di spettacoli). Un tale numero di eventi coinvolgerà la città nella sua interezza, dalle sedi teatrali ufficiali (lo splendido Teatro Olimpico del Palladio, il Teatro Comunale e il Teatro Astra) alle piazze e le vie del centro, i palazzi storici, le chiese, il Conservatorio “Pedrollo”, i locali notturni.
Il festival New Conversations – Vicenza Jazz 2011 è allestito dall’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza, di concerto con Aim Vicenza, con Trivellato Mercedes Benz e con l’associazione Panic Jazz Club, con il contributo della Regione Veneto e del Ministero per i beni e le attività culturali, oltre che con il sostegno di Intesa Sanpaolo, Confcommercio Vicenza, Confindustria Vicenza e molti altri sponsor.
Ancora una volta le scelte di programma del direttore artistico Riccardo Brazzale si distinguono per la capacità di ideare produzioni originali di grande impatto (come l’incontro tra la stupefacente virtuosa del pianoforte Hiromi Uehara e l’Orchestra del Teatro Olimpico nel segno delle musiche di Gershwin: 11 maggio), di riportare in Italia artisti di spicco da tempo assenti dalle nostre scene (è il caso del sassofonista Steve Coleman: 9 maggio) o progetti che hanno segnato la storia del jazz moderno (il “Mahler Re-visited” proposto dall’Ensemble del pianista Uri Caine: 8 maggio). A dare splendore al programma contribuiranno numerosi altri nomi di punta della scena internazionale, come i trombettisti Arturo Sandoval (con Chico Freeman: 10 maggio) e Paolo Fresu (con Daniele di Bonaventura e il coro A Filetta: 14 maggio). Assai rilevante sarà poi la presenza di artisti trasversali, capaci di attrarre ampie fasce di pubblico non solo jazzistico: Roy Paci (7 maggio) e Vinicio Capossela (prologo del 2 maggio).
Numerose sono le traiettorie culturali e i percorsi musicali di Vicenza Jazz 2011, a partire dal tema principale che dà titolo a questa sedicesima edizione del festival: New York New York, ovvero lo stato delle cose del jazz statunitense. La rotta newyorkese del festival sarà ampiamente esplorata nel programma di concerti che il Panic Jazz Café Trivellato proporrà nello spazio del Teatro Astra; ma testimoni d’eccezione della newyorkesità jazzistica saranno Uri Caine e Steve Coleman, nonché la giapponese Hiromi Uehara impegnata in un omaggio a George Gershwin, il musicista di New York che più di ogni altro ha saldato in maniera intensa e duratura la musica colta e quella popolare, incluso l’allora nascente jazz, dal quale trasse ampia ispirazione e sul quale esercitò una indelebile influenza con la sua produzione di canzoni.
Oltre che nel concerto gershwiniano di Hiromi, il rapporto del jazz con la musica colta troverà due altre importanti realizzazioni concertistiche nell’ambito di Vicenza Jazz: nel già citato omaggio di Uri Caine a Gustav Mahler (del quale nel 2011 cade il centenario della morte) e negli Omaggi a Nino Rota (del quale invece nel 2011 ricorre il centenario della nascita) proposti dal trombonista Gianluca Petrella con l’I-Jazz Ensemble 2011 e dall’Orchestra del Teatro Olimpico diretta da Giancarlo De Lorenzo e con Roberto Rossi al trombone (6 maggio).
A fianco dell’ampia rappresentanza del jazz statunitense, Vicenza Jazz offrirà come sua abitudine un ampio e significativo spaccato del jazz italiano, con la presenza di artisti del livello del sassofonista Rosario Giuliani e il pianista Dado Moroni (con il vibrafono di Joe Locke: 9 maggio), la cantante Maria Pia De Vito (12 maggio), lo specialista dell’elettronica Martux_m con il progetto davisiano “About A Silent Way” (13 maggio), oltre ai già citati Paolo Fresu e Gianluca Petrella (con Giovanni Guidi).
Sarà come sempre altisonante anche la programmazione che Luca Berton del Panic Jazz Club di Marostica sta preparando per le serate al Teatro Astra, che si trasformerà in “Panic Jazz Café Trivellato”, il jazz club after hours del festival. I nomi sin qui annunciati (ma altri se ne aggiungeranno) sono tali da suscitare una grande attesa: Christian McBride, Ambrose Akinmusire, Rudresh Mahanthappa, Julian Lage, Rachel Z, Omar Hakim, Joe La Barbera.
Nonostante una primavera inclemente grandi numeri e pieno coinvolgimento
Numeri alti per i consuntivi della XV edizione di new Conversations Vicenza Jazz: record di presenze (pienoni per le serate con Galliano, Bosso e i francesi, Elio e Pierino all’Olimpico, McCoy Tyner al Comunale, Kenny Garrett al Panic Jazz Cafè, ma sale comunque ben colme per tutti gli appunatmenti) e record di incassi (sopra i 54mila euro, al netto dei diritti di prevendita, contando solo gli otto concerti a pagamento delle 21); grande affluenza in Piazza dei Signori e in centro storico nel primo fine-settimana, a dispetto di un clima tutt’altro che primaverile; maggior numero di appuntamenti nei locali della città (non meno di sessanta in dieci giorni) e maggior coinvolgimento di pubblico in luoghi “non deputati” (musica nei musei, musica a messa, musica e cinema); maggior numero di servizi trasmessi dalla Rai e Radio Rai, oltre che dalle più svariate emittenti, con un interesse generale crescente della stampa e degli operatori, di discografici e di agenti che si sono ritrovati a Vicenza per incontrare artisti e per tessere rapporti.
L’unico neo è stato il meteo che ha influito sul miglior andamento del Panic Jazz cafè nei giardini del Teatro Astra: la pioggia quasi costante e la bassa temperatura non spingevano certo a stare all’aperto fino a tarda ora. Fatta salva la soddisfazione finale di Anna e Luca Berton del Panic che, nella serata conclusiva, hanno visto la gente ballare fino a notte davanti al palco, letteralmente arringati da Kenny Garrett.
“Quella che tuttavia resta – rimarca l’assessore alla cultura Francesca Lazzari – è che da più parti è stata sottolineata la qualità, alta e costante, di tutte le proposte. E’ la conferma che solo la qualità premia. Ed è la spinta più bella per andare avanti con convinzione ancora maggiore”.
Andare avanti vuol dire pensare già al futuro e il direttore del festival, Riccardo Brazzale, ha già messo le mani avanti: “Ho già avuto l’avallo dall’assessore Lazzari, l’impegno di Luca Trivellato e la conferma di collaborazione di Anna e Luca Berton del Panic per il progetto artistico sul prossimo triennio”. Sicuramente nei prossimi due anni ci occuperemo di America: nel 2011 di New York e di Olanda per la parte europea: New York nacque come Nuova Amsterdam; nel 2012 della West Coast e di Spagna, che ebbe molta influenza sulla cultura della costa ovest attraverso il Messico. Stiamo anche pensando all’inverno e qualcosa di propedeutico in vista del maggio 2011, ma questo vuol dire fare altri ragionamenti sulla struttura dell’ufficio festival”.
E’ infatti allo studio dell’assessorato di Levà degli Angeli il modo di per potenziare e soprattutto rendere più efficace il lavoro di una squadra che per i grandi eventi come il Vicenza Jazz lavora con continuità da mesi e mesi. D’altronde la squadra dell’ufficio festival è già di suo compatta e motivatissima, dovendo far camminare insieme un numero incredibile di persone, enti, sponsor, lovali, agenzie esterneuffici comunali e non.
Non resta quindi che guardare alla XVI edizione, con un indirizzo ben chiaro: “New York, New York!”
La città attende con entusiasmo l'avvio della quindicesima edizione di Vicenza Jazz, tantissime, infatti, le richieste di partecipazione ai "locali del jazz" pervenute all'ufficio festival.
Se è pur ovvio che la visibilità a livello nazionale e internazionale è data dai grossi nomi in cartellone – nei teatri e al Panic Jazz Cafè Trivellato – è altrettanto evidente che la sensazione di frequentare un luogo intriso di Jazz viene al turista ed all’avventore occasionale proprio dai concertini che scopre, magari fortuitamente, svoltando in un vicolo, entrando in una piazzetta, sedendosi in un caffè per un momento di ristoro o cenando in un ristorante. E questo è possibile proprio grazie allo sforzo che molti locali del centro fanno ogni anno – in molti casi non solo durante il periodo del festival – organizzando appuntamenti musicali per l’ora dell’aperitivo, per la cena o il dopo cena. Scorrendo i programmi delle passate edizioni si scopre anzi che la voglia di fare musica (e, possiamo dirlo con un minimo di orgoglio, anche un po’ la voglia di apparire nel cartellone) va via via aumentando, tanto che quest’anno il numero dei concerti dei clubs è addirittura una sessantina. Come è oramai tradizione Il Nuovo Bar Astra ed i Sartea fanno una programmazione quotidiana. Optano per un calendario appena più snello il Borsa, l’Enoteca Malvasia, l’Opera Food & Drinks, il Degusto. Appuntamenti settimanali anche per il Bar Smeraldo, il Moplen, il Jeckocafè, l’House Of Blues ed il Magazzino del Caffè. Tra i Ristoranti segnaliamo il Pestello, Julien e Da Gustò. Partecipano con slancio all’iniziativa, anche se “fuori dalle mura”, l’Ostaria Marosticana ed il MY-A di Creazzo.
Di assoluto rilievo sarà poi la programmazione che animerà lo spazio del Teatro Astra, che si trasformerà in un jazz club after hours sotto l’ormai inconfondibile nome di “Panic Jazz Café Trivellato”. La programmazione, curata da Luca Berton, patron del Panic Jazz Club di Marostica, può vantare la presenza di nomi sorprendenti: dal prologo di giovedì 6 maggio con la chitarra di Kurt Rosenwinkel al gran finale di sabato 15 con il sax di Kenny Garrett. In mezzo, tanti protagonisti del jazz italiano (Francesco Cafiso, Nicky Nicolai con Stefano Di Battista…) e, soprattutto, internazionale (da Benny Golson a Eli Degibri con Aaron Goldberg) e tante idee come quella di un trio in residence con il pianista Soren Kjaergaard, Ben Street al basso e Andrew Cyrille alla batteria.

La XV edizione avrà per titolo “Allonsanfàn: il jazz di là dalle Alpi” e sarà in gran parte dedicata ai musicisti, alle opere e, in generale, alla cultura francese nella definizione del jazz europeo. Si celebra così il centenario della nascita di Django Reinhardt (considerato il padre del jazz europeo) e i quindici anni di gemellaggio con la città di Annecy.
Ecco che nel maggio 2010, nella visione del direttore artistico Riccardo Brazzale, si esibiranno a Vicenza molti fra i maggiori musicisti francesi di ambito jazzistico: Richard Galliano, i contrabbassisti Renaud Garcia-Fons, Michel Benita ed Henri Texier, la sassofonista Géraldine Laurent, fino al batterista italofrancese Aldo Romano. Ma ancor più significativi saranno un paio di progetti italofrancesi ripresi a Vicenza per l’occasione: l’omaggio multimediale al cinema di Truffaut della pianista Rita Marcotulli e quello a Charles Trenet ideato dalla cantante Barbara Casini.
Questo filo conduttore lascerà spazio anche ad altri grandi interpreti del panorama jazzistico nazionale e internazionale, fra gli altri italiani: Roberto Gatto, Fabrizio Bosso, Danilo Rea, Paolo Damiani, Pietro Tonolo, Paolo Birro e celebri musicisti internazionali: Brad Mehldau, Joshua Redman, McCoy Tyner, Roy Haynes, Gonzalo Rubalcaba, Jeff Ballard, Chuck Israels, oltre alla band degli Incognito.
Il sabato di chiusura l’Orchestra Jazz dei Conservatori del Veneto, diretta da Roberto Spadoni, presenterà una particolare versione di “Pierino e il lupo” con l’inusuale voce recitante di Elio, leader delle “Storie Tese”.
Come da tradizione, “Vicenza Jazz” troverà voce sia nei teatri che nei palazzi antichi, come Palazzo Leoni Montanari (con il trio del virtuoso Reanud Garcia-Fons) e il Museo Diocesano (con il trombettista Ibrahim Maalouf), a anche nei luoghi all’aperto e nei locali che per la durata del festival diventano jazz club.
“New Conversations - Vicenza Jazz”, è uno dei fiori all’occhiello della programmazione culturale del Comune, che si avvale del concorso di Regione Veneto e ministero, oltre che di alcuni sponsor privati, tra i quali Trivellato Mercedes Benz.